Soccorso alpino
MERCOLEDÌ 3 FEBBRAIO 2010
Decreto rifiuti/Protezione Civile
SOCCORSO ALPINO
SANTINI (PdL). Signor Presidente, signor Sottosegretario, colleghe e colleghi, punto direttamente, in questo dibattito a 360 gradi, su una direzione precisa nell'ambito, comunque, delle competenze della protezione civile: il soccorso alpino. Se dovessi dare un titolo, signor Sottosegretario, a questo mio intervento, con molta amarezza sarebbe questo: il soccorso alpino chiede soccorso.
È una realtà che stiamo vivendo proprio in questi giorni, e parlo anche a nome del Gruppo amici della montagna del Parlamento italiano (siamo circa 200), in particolare del collega Zanetta, che con me condivide la responsabilità della vicedirezione. Quindi, signor Sottosegretario, è un coro quello che si sta rivolgendo alla sua attenzione. Il Soccorso alpino, come sappiamo, è un servizio pubblico che risponde all'operatività del Servizio 118. I costi per la sua attività sono coperti per il 40 per cento da una quota parte del Club alpino italiano. Questo glorioso sodalizio, che conta un secolo e mezzo di attività circa, copre questa quota con il contributo dei soci, ma il 40 per cento, chiaramente, non basterebbe ed allora, per il rimanente 60 per cento, i costi vengono coperti da convenzioni con lo Stato e con le Regioni.
Tale contributo, un paio di anni fa, fu sensibilmente ridimensionato per ragioni di crisi economica e per il Soccorso alpino fu indubbiamente un primo duro colpo. Quest'anno vi è stato il secondo tragico e durissimo colpo per i molteplici significati che esso ha avuto. La stagione invernale ancora in corso sarà ricordata come la più tragica degli ultimi decenni: otto soccorritori hanno perso la vita soltanto nell'inverno che ancora non si è concluso. Per fare un raffronto con il passato, basti ricordare che negli ultimi vent'anni, fortunatamente, solo quattro erano state le vittime. Ripeto, quattro vittime in venti anni; otto solo in questo tragico inverno.
Ecco, questa grave e luttuosa impennata, accanto al dolore comprensibile ed inevitabile delle persone ed alla disperazione delle famiglie, ha provocato anche un imprevisto contraccolpo di natura economica. Le compagnie di assicurazione hanno aumentato in misura abnorme i costi delle polizze ed il Soccorso alpino oggi non è in più in grado di far fronte al pagamento dei premi, quindi, a questi oneri straordinari, con i fondi di normale dotazione. Per i soccorritori, pertanto, signor Sottosegretario, accanto ai rischi ambientali collegati direttamente alle loro modalità operative, ora se ne aggiunge uno in più, che non è meno temibile, quello di operare in questo ruolo importantissimo e fondamentale per la sicurezza degli altri senza una copertura assicurativa.
Per evitare tali conseguenze è stato presentato un emendamento, ispirato dal Gruppo amici della montagna del Parlamento italiano, con il quale si chiede un'integrazione del contributo annuo a carico dello Stato, destinato al pagamento dei premi per l'assicurazione contro i rischi di morte, invalidità permanente, e responsabilità civile verso terzi, stanziamento che è previsto dall'articolo 3 della legge 18 febbraio 1992, n. 162, quindi non occorre inventare alcuna voce nuova, basta integrare una disposizione già presente. L'integrazione richiesta è di 250.000 euro e si aggiunge alla cifra già notevole che copre i premi di assicurazione; vale a dire oltre un terzo del totale delle risorse assegnate al Corpo del Soccorso alpino; lo ripeto, un terzo è costituito dai costi dei premi di assicurazione.
La copertura di bilancio di tale proposta, fortunatamente, è già stata individuata, grazie alla disponibilità del sottosegretario Bertolaso, tra le risorse della Protezione civile di cui il Soccorso alpino è espressione ideale oltre che operativa. Questo emendamento, inoltre, in totale invarianza di bilancio, lo dico per i colleghi della 5a Commissione, precisa nuove modalità di intervento dell'elisoccorso, anche in condizioni di scarsa visibilità o addirittura con voli notturni. È un passo fondamentale, chi vive in montagna lo sa, per salvare altre vite umane. Poco più di un mese fa, in val di Fassa, persero la vita in una sola operazione quattro soccorritori e due escursionisti in aiuto dei quali essi erano accorsi. Al dolore per questo incredibile e tragico bilancio si aggiunse il rammarico per non aver potuto continuare le ricerche con gli elicotteri durante le ore notturne; quindi rimane il tremendo dubbio se, per caso, disponendo di tale possibilità fosse stato possibile recuperare qualcuno e salvare qualcuna di queste sei vite.
Conforta la notizia, signor Sottosegretario, secondo la quale il Dipartimento della protezione civile si è ora dotato di strumentazioni tecnologicamente avanzate e di personale adeguatamente addestrato per condizioni operative così difficili che valgono ‑ è chiaro ‑ non soltanto per le emergenze in montagna durante la stagione invernale, ma anche per situazioni drammatiche analoghe.
Infine, l'emendamento contiene norme non secondarie molto severe contro chi si rende responsabile di comportamenti pericolosi per la pubblica incolumità nella pratica ordinaria dello sci, ma in modo particolare nella moda - purtroppo troppo diffusa - dello sci fuoripista, delle esibizioni e delle invenzioni che alcuni turisti incoscienti continuano a proporre nel panorama dello sci invernale. Sono previste anche delle sanzioni e credo che questo tipo di iniziativa non possa che incontrare l'approvazione dell'opinione pubblica, la quale chiede in effetti di regolamentare anche questo settore. Come sappiamo, per la pratica dello sci su pista c'è una legge, la n. 363 del 2003, che indica modalità di comportamento e precise norme molto simili a quelle del codice della strada, non sempre osservate e non sempre applicate dalle Regioni, alle quali compete appunto il ruolo di applicare la normativa.
Infine, vorrei chiudere il mio intervento a proposito di questo che definisco - lo dico con esitazione - davvero un lavoro, un impegno in larghissima misura fondato sul volontariato. C'è anche una parte ideale da sostenere, da evidenziare e riconoscere a chi accetta di far parte delle squadre, a chi ancora continua a trasformare questo impegno in una vera e propria professione.
Signor Sottosegretario, l'ho vista ai funerali in Val di Fassa dei nostri ragazzi, tutti perfettamente addestrati, campioni della loro categoria. Non si tratta di andare a cercare motivi legati a imprudenza o impreparazione. Solo la fatalità può produrre tragedie di tal tipo.
Allora credo che, per il loro impegno, queste persone non saranno mai sufficientemente ricompensate né da un rimborso spese né da una qualsiasi forma di emolumento che potrebbe apparire di tipo professionale. Quel lavoro, quell'impegno, signor Sottosegretario, se non ha un ideale alla base, non può essere portato avanti.
Per questo motivo, raccomando l'emendamento di cui ho parlato come uno strumento fondamentale per poter continuare a garantire a questi operatori non solo il riconoscimento di tutti noi, ma almeno una copertura assicurativa, garanzia della loro incolumità e della loro famiglia. (Applausi dal Gruppo PdL. Congratulazioni).
|